venerdì 1 agosto 2008

il vertice della parabola

Da Gennaio 2009. 760.000 persone rischiano di perdere la pensione sociale. L’assegno sarà tolto agli sfruttatori del popolo. Una vera manovra di sinistra. La Destra sociale applaude. I leghisti mostrano (con orgoglio) il dito medio alle vecchiette che succhiano il sangue degli imprenditori lombardo veneti.
Verranno tagliate le pensioni sociali a tutti coloro che hanno più di 65 anni e con meno di 10 anni di contributi. Casalinghe, disoccupati, immigrati rientrati in Italia per la vecchiaia, frati e suore. Questa massa di nullafacenti percepisce ogni mese 395,54 euro. Dall’anno prossimo potranno passare i pomeriggi a frugare nei cestini o raccogliere gli scarti dei mercati rionali.

SARA' UNA MIA IMPRESSIONE MACREDO CHE STIAMO PER RAGGIUNGERE IL PUNTO DI NON RITORNO, IL VERTICE DELLA PARABOLA...E LA COSA PIU' TRAGICA E' CHE (COME è SUCCESSO E SUCCEDE IN TUTTO IL MONDO) TUTTO ACCADRA' "ALL'IMPROVVISO", IN UN MOMENTO LE PARTI PIU' DEBOLI DELLA SOCIETA' SI RITROVERANNO SENZA NIENTE, COME è ACCADUTO IN ARGENTINA, COME STA ACCADENDO (ED IL PEGGIO DEVE ANCORA ARRIVARE) NEGLI STATI UNITI CON LA GENTE IN FILA ALLE BANCHE E CON LA CASA PIGNORATA, CON ALCUNE DELLE PIU' GROSSE BANCHE DEL MONDO CHE HANNO DICHIARATO FALLIMENTO, CON IL PREZZO DELLA BENZINA RADDOPPIATO, COME ACCADRA' IN EUROPA.
NON SIAMO PREPARATI, NON GLIE NE FREGA UN CAZZO A NESSUNO PERCHE' FINORA SEMBRA CHE SIANO SEMPRE GLI ALTRI AD ANDARCI DI MEZZO E C'è SEMPRE UN LAVAVETRI, UN IMMIGRATO CLANDESTINO A CUI DARE LA COLPA. MAI PERO' A CHI TI RUBA I SOLDI E LA VITA QUOTIDIANA (IN TERMINI DI SANITA' PUBBLICA, SCUOLA PUBBLICA, QUALITA' DELLA VITA, TRASPORTI PUBBLICI, GIARDINI PUBBLICI, ASILI PUBBLICI, SICUREZZA SUL LAVORO, PRECARIETA SUL LAVORO ECC..) SOTTO GLI OCCHI.
LA NOSTRA SICUREZZA NON VIENE TUTELATA DALL'ALLARGAMENTO DELLE BASI AMERICANE, LA NOSTRA QUALITA' DELLA VITA NON MIGLIORA CON LA TAV, MIGLIOREREBBE SE I TRENI VIAGGIASSERO IN ORARIO, SE CI FOSSE POSTO A SEDERE PER TUTTI, SE FOSSERO PULITI. IL PONTE SULLO STRETTO NON SERVE A NESSUNO SERVIREBBE INVECE EVITARE LE FILE A VILLA S.GIOVANNI E A MESSINA E AVERE TRAGHETTI SICURI, SERVIREBBE INVESTIRE SULLA CULTURA DEL RICICLO E NON SUGLI INCENERITORI CHE OLTRE AD ESSERE ANTIECONOMICI SONO ANCHE NOCIVI.
TUTTO QUESTO E' SOLO FUMO PER GLI IDIOTI E SOLDI, MOLTI SOLDI, IN TASCA A TITOALRI DI DITTE CHE RICEVERANNO GLI APPALTI PER QUESTE OPERE AMICI DEGLI AMICI, FACCENDIERI CHE MANDERANNO PUTTANE A SOLLAZZARE I MINISTRI O SEGRETARI DEL CASO. E' LAMPANTE EPPURE.....
LA SICUREZZA DEI CITTADINI SAREBBE TUTELATA SE FOSSERO FATTE RISPETTARE LE LEGGI CHE GIA' CI SONO, INVECE BUONA PARTE DELLE PERSONE GIOVANI O MENO PENSANO CHE IL MODO GIUSTO SIA QUELLO IMPERANTE: FACCIO COME MI PARE TANTO NON DEVO RENDERE CONTO A NESSUNO (NON A ME STESSO, NON ALLA LEGGE, NON ALLA NATURA) E MEGLIO ANCORA SE LUNGO LA STRADA MI ARRICCHISCO, SUPER SE CI SCAPPA PURE QUALCHE SOLERTE POMPINO.
LA GUIDA E' IL NOSTRO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E NESSUNO (PERCHE' NON C'è PIU' QUASI NESSUNO) DICE NIENTE, NE' IN PARLAMENTO NE' FUORI.
POCHI E SOPRATTUTTO ATTRAVERSO LA CONTROINFORMAZIONE CHE PASSA PER INTERNET (FINO A QUANDO?), PARLANO DI QUESTE COSE.
AD AGOSTO ARRIVA L'ESERCITO(!!!) NELLE CITTA'.
POSSO SBAGLIARMI, MA E' UN SEGNALE, E' UN PRECEDENTE, U N P R E C E D E N T E, E DICE A TUTTI STATE BUONI DOVE SIETE. (TANTO AD AGOSTO CHI CAZZO E' CHE STA A PENSARE ALL'ESERCITO)
SE PASSANO LE LEGI PIU' INFAMI E NESSUNO FIATA, SE PALESEMENTE UNA PERSONA PER LEVARSI DAI GUAI E' DISPOSTO A BLOCCARE GRAN PARTE DELLA GIUSTIZIA ITALIANA (CON BUONA PACE DELLA SICUREZZA TANTO PROPAGANDATA) ANNLLANDO MIGLIAIA DI PROCESSI PER I PIU SVARIATI REATI E TUTTO SEMBRA NORMALE, SE POI IN CAMBIO VIENE PROMULGATA UNA LEGGE MANIFESTAMENTE INCOSTITUZIONALE COME IL LODO ALFANO E IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NON DICE NULLA, VUOL DIRE CHE SIAMO ALLA FRUTTA.
IN PIU' QUELLA SOTTOSPECIE DI SINISTRA ALL'OPPOSIZIONE NON C'è PIU' E QUELLA CHE C'E' NON SA NEMMENO LEI CHE COSA SIA DIVENTATA ORMAI.

martedì 22 luglio 2008

CON UN ALTRO NOME

di Alessandra Daniele

001.jpg- Quel fottuto ometto grottesco e maligno! – La ragazza scaglia il giornale attraverso la stanza.
L’uomo seduto segue con lo sguardo la parabola discendente, poi commenta sarcastico
- Il paese è con lui…
- Stronzate!
- Ti ricordo che il mio omonimo è stato regolarmente eletto con un’ampia maggioranza
- Ha approfittato delle paure della gente, paure che aveva creato lui stesso, insieme alla sua banda di criminali! – dice la ragazza. L’uomo si appoggia allo schienale
- Ha fatto anche di meglio. Gli ha dato un capro espiatorio – dice cupo.
Lei scuote la testa – ma non può continuare così, tutto questo è troppo assurdo per durare…

L’uomo alza improvvisamente la voce – Da quanti anni lo dite? Per quanti lo direte ancora? – La ragazza trasale. La voce di lui torna cupa e sarcastica - Prima vi siete illusi che quel mostriciattolo fosse solo una moda, un fenomeno folkloristico. Poi, che fosse semplicemente il nuovo volto della solita vecchia minestra, corrotta e autoritaria ma sopportabile. Poi che fosse soltanto un’esplosione di barbarie sì, ma passeggera. Non avete ancora capito con che cosa abbiamo davvero a che fare? -
L’uomo si alza, spinge via la sedia.
– Fino a quando continuerete a illudervi? Finché ogni opposizione sarà stata spazzata via dal paese come è stata spazzata via dal parlamento? In che cosa sperate? Che la brava gente delle fottute verdi lande che l’ha votato a valanga gli si rivolti contro per salvare gli zingari, o qualcun’altra di quelle che considera “razze inferiori”? – L’uomo fissa la ragazza - No, il suo popolo continuerà ad applaudirlo. Continuerà ad applaudirlo fino alla rovina. E agli altri penserà l’esercito..
– Cosa possiamo fare? – chiede la ragazza.
- Qui niente. – risponde l’uomo. Si avvicina al giornale e lo calcia via con disgusto, come la carogna di un topo morto. – Io me ne vado.
- Dove?
- Dovunque quelli come lui non siano ancora arrivati. Francia… no, meglio Inghilterra.
La ragazza sospira
- Per te è più facile, sai le lingue, hai già un nome…
- Il nome lo cambio.
- Ma è con questo che sei conosciuto!…
- Non importa. E’ come il suo. Lo cambio – ripete lui. La sua voce diventa dura e tagliente – Non intendo assolutamente venire associato a quel ripugnante pezzo di merda di Adolf Hitler.

Anton Walbrook (1896-1967) nato a Vienna col nome di Adolf Wohlbrück, lascia l’Austria nel 1936. La sua carriera di attore riprenderà in Inghilterra, con film di esplicita propaganda anti-nazista alternati a cult-movies come “The Murder on Thornton Square” (la prima e più gotica versione di “Gaslight”, 1940) e “Scarpette Rosse” (“The red shoes” 1948 ). Negli anni successivi diventerà l’interprete alter-ego di Max Ophüls, col quale girerà “La Ronde” (1950), e “Lola Montès” (1955). La sua ultima apparizione cinematografica sarà ne “L’affare Dreyfus” (“I accuse” 1958), film che attraverso la ricostruzione della celebre vicenda storica di fine ‘800, denuncia le persecuzioni maccartiste degli anni ‘50.

venerdì 20 giugno 2008

LA SENTENZA

Si è chiuso il secondo maxi processo italiano: Spartacus I, nel silenzio e nell’indifferenza più totale della comunicazione giornalistica italiana. Spartacus ha giudicato e condannato gran parte del clan dei casalesi che fanno riferimento al temuto boss Francesco “Sandokan” Schiavone. Sono stat econfermate in appello le condanne. Il clan dei casalesi è indicato dalle menti illuminate della commissione antimafia (leggi Lumia) come uno dei più potenti e pericolosi d’Europa.
Fino all’ultimo ci sono stati tentativi per fermare questo processo, soprattutto quello grave e indecente di appellarsi alla legge Cirami (legge varata dal governo Berlusconi) da parte di tutti i boss alla sbarra. Ecco a che cosa porta la sconsideratezza della politica svolta nei salotti romani che difende gli interessi di pochi, e non quelli di tutti i cittadini italiani.
Forse, una volta tanto bisognerebbe condannare chi le propone certe leggi. Anche per questo si è voluto un profondo silenzio della stampa italiana. Immaginate cosa sarebbe successo se il Corriere della Sera o Repubblica avessero titolato “ Riina si appella alla Cirami?”. Ma al posto di Riina (nome famoso ormai) si sarebbe dovuto scrivere Schiavone o Bidognetti, ma chi sono se la stampa non sensibilizza l’opinione pubblica?
Leggiamo qualche passo della richiesta di due importanti imputati, Walter Schiavone e Vincenzo Zagaria, nell’appellarsi alla legge Cirami:

“CONTESTO AMBIENTALE. Intorno ai due imputati si è creato un clima che incide sulla libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo. A causa di un condizionamento costante dell'opinione pubblica. Dal 1998, data di inizio del processo, gli stessi giudici giudicano sempre per gli stessi imputati e per imputazioni simili tra loro.

IL DIRITTO ALLA DIGNITÀ. Walter Schiavone è detenuto nel carcere di Parma e per partecipare alle videoconferenze deve sottoporsi ad un'accurata perquisizione. Secondo i penalisti, si tratta di una violazione delle regole di dignità dato che l'imputato è costretto a denudarsi completamente.

LA FRETTA. Ci sono troppe forzature che non consentono il regolare svolgimento del procedimento, come quando nel maggio scorso il difensore fece l'arringa, senza la presenza dell'imputato arrivato in ritardo.

INTERVENTI PUBBLICI. I penalisti contestano l'accanimento sui due imputati e in generale sulla famiglia dei Casa lesi da parte di avvocati, magistrati, esponenti religiosi. Creando una aspettativa legittima di condanna nel cittadino.

IL LIBRO E LE MONOGRAFIE. Sono stati scritti libri e fatti seminari sul ruolo di Walter Schiavone e Vincenzo Zagaria nel clan dei Casalesi, dando per scontata la colpevolezza degli imputati nonostante si sia ancora al giudizio di primo grado.

IL CALENDARIO. La Dia nel 2004 ha fatto un calendario con il volto degli arresti eccellenti operati, tra i quali c'era anche Francesco Schiavone. Questo secondo i penalisti demonizzerebbe la sua figura.

LA PRESSIONE DEI MEDIA. Contestati i continui articoli, a volte "premonitori" non solo sui due imputati ma su tutta la famiglia dei Casalesi.

Non è uno scherzo quanto scritto sopra. La domanda è sempre la stessa: dove stava la Stampa? Chi ha provato a scrivere di questo, pochi colleghi coraggiosi (free lance della verità, senza un santo in qualche redazione), hanno subito ricevuto intimidazioni. Non si doveva sapere che la legge Cirami la possono invocare anche i camorristi.

Ma alla fine lo Stato ha vinto nei panni di zelanti e coraggiosi giudici, cancellieri, forze dell’ordine, operatori tutti che però non assurgono al ruolo di eroi pubblici, come accade per chi lotta la mafia. Non un solo nome direbbe niente a nessuno, eppure il giudice Cantone che vive da moltissimo tempo sotto scorta, è fondamentale alla pari di un Giovanni Falcone. Il silenzio che uccide è il silenzio colpevole di tutta la stampa.
(tratto da un articolo di Sergio Nazzaro)

L'ATTESA


Attesa, oggi, la sentenza d'appello del processo Spartacus, il più importante, mai celebrato nei confronti del clan camorristico dei Casalesi.Il processo è stato paragonato a quello contro Cosa nostra istruito da Giovanni Falcone. Tra i due eventi c'è una differenza: il primo si svolse sotto i riflettori dei mass media sempre accesi, il secondo si sta concludendo nel silenzio.L'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e il dibattimento di primo grado concluso nel 2005 con 95 condanne (21 ergastoli) sono rimasti materia per pochi. Oggi tutti i quotidiani riportano in prima pagina Berlusconi, il calcio, un pò di cronaca e qualcuno, ancora e addirittura, notizie sul matrimonio Briatore-Gregoracci.
La realtà non esiste se non la conosciamo. (Graziella Mazzoni)

mercoledì 18 giugno 2008

SOLDATI NELLE CITTA'



Arrivano i soldati. In città.
Noi non li abbiamo mai visti da vicino, tranne chi ha viaggiato molto e seguendo mete non usuali, ma i blindati, i camion ed i cingolati mettono paura. I fronti di guerra, che dalla "fine" della II Guerra Mondiale (che non è mai finita, per lo meno per alcuni stati - vedi USA - i quali hanno continuato a combattere fuori dai propri confini guerre più o meno pubbliche, più o meno grandi..) continuano ad avvicinarsi alla vecchia Europa non turbano ancora i nostri sonni, sono fronti televisivi, virtuali ma la loro marcia verso di noi ( o la nostra verso di loro) è inesorabile. E la guerra è TRAGICA, TRISTE, LETALE.
Adesso il governo Berlusconi ha deciso di inviare l'esercito(!) nelle grandi città per garantire la sicurezza dei cittadini, così come la sta garantendo promettendo la galera, non ai criminali, ma ai magistrati che oseranno scoprirli intercettandoli, e ai giornalisti che si permetteranno di scriverne, così come la sta garantendo col doppio emendamento al decreto sicurezza che sospende per un anno in tutta Italia i processi per i reati «meno gravi» (incluso il «caso Mills» contro di lui a Milano) come sarebbero meno gravi i reati di falso in bilancio, truffa ai danni dello stato, i reati finanziari, che sono poi quelli che vengono commessi in quantità maggiore da parte di uomini di potere (anche dalla criminalità organizzata), ledono gli interessi della collettività e rimangono impuniti.
E noi mandiamo l'esercito a dirigere il traffico!
Giuliano Bruno: la secessione da un’epoca vile

di Alberto Prunetti

giulianobruno.JPGItalia, nordest, febbraio 2007. Giuliano Bruno è un liceale antifascista. Di ritorno da una manifestazione a Treviso viene aggredito e picchiato da un gruppo di Skinheads neofascisti.
Giuliano non esce più di casa, ha paura.
Da quell’episodio passano alcuni giorni, gli amici lo invitano a uscire. Partono in macchina, vanno verso il centro di Treviso, uno di loro scende, va in cerca di un altro compagno. Poi torna e dice a Giuliano: "Non uscire! Stanno arrivando gli Skinheads!" Arrivano. Aprono la porta della macchina. Giuliano è rimasto dentro assieme a un altro ragazzo. Gli chiedono: "Sei Giuliano Bruno?". "Sì, sono io".
Lo colpiscono con violenza in testa. L'amico prova a difenderlo. Gli rompono il naso.

Dopo la seconda aggressione Giuliano lascia la scuola, non vuole più stare nel trevigiano. Comincia a vagabondare per l’Europa. Partecipa alla manifestazione contro il G8 di Haligendamm, in Germania. Torna in Italia, trova alcuni lavori occasionali. Poi riprende a studiare, questa volta a Trieste.

La mattina del 5 maggio 2008 lo trovano a terra, sotto casa sua. Suicida.

Da Buenos Aires a Treviso

La famiglia di Giuliano Bruno era riparata in Europa negli anni Settanta per sfuggire alla dittatura pseudo-fascista argentina. La storia di Giuliano si lega a quella di suo nonno, Osvaldo Bayer, uno dei più noti scrittori argentini.

"Mi davano 24 ore di tempo per lasciare il paese altrimenti ero un uomo morto…". Così Osvaldo Bayer, nato a Santa Fe, Argentina, nel 1927, mi raccontava la storia della sua condanna a morte, pubblicata su un giornale di Buenos Aires e sentenziata da un gruppo clandestino di estrema destra nel 1974. All’epoca dell’intervista, poi pubblicata su Il Manifesto, ero andato a trovarlo a casa sua, nel quartiere Belgrano, in quella casa d’angolo della città rioplatense che il suo amico Osvaldo Soriano, eterno provocatore, definiva un tugurio. Era l’autunno del 2005 e Buenos Aires mi veniva incontro con le parole di questo vecchio con la barba bianca e lunga, autore del romanzo “Severino Di Giovanni” (1970), della "Patagonia Rebelde" (1972, di prossima uscita in italiano per l'editrice Elèuthera) e, in tempi più recenti, di “Rayner y Minou” (2001).


L’idea era quella di farmi raccontare da Osvaldo la sua vita e le ricerche storiche dedicate all’emigrazione politica italiana, che lo avevano portato a scrivere libri stupendi, opere tanto radicali che i militari — conquistato il potere a Buenos Aires con un colpo di stato negli anni Settanta — non si accontentarono di costringerne l’autore all’esilio, ma arrivarono a dare alle fiamme ogni esemplare che riuscivano a rastrellare. Infine, perché la misura fosse colma, proibirono il film tratto da un romanzo di Osvaldo e che lui stesso aveva sceneggiato, la “Patagonia rebelde”, di Héctor Olivera, Orso d’argento a Berlino eppure proibito in patria con tanto di persecuzioni rivolte contro tutto lo staff, incluse le comparse. Eccessi argentini sembravano a quei tempi, quando io e Osvaldo discorrevamo di tempi passati e lontane persecuzioni.

Ricordo che mi sentii indiscreto quando, parlando dello scrittore desaparecido Rodolfo Walsh, mi venne da chiedere un dettaglio troppo forte sulla sua morte. Le lacrime che per un attimo bagnarono gli occhi di Osvaldo non turbarono la sua lucidità, perché lui stesso, come Walsh, si è fatto carico di scrivere in tempi difficili.

Eppure Osvaldo, costretto alla fuga, obbligato a nascondersi in casa di anarchici, sempre pronto a organizzare progetti di cospirazioni contro le dittature — come quella volta che organizzò assieme a Soriano e García Márquez il progetto, poi rimasto sulla carta, di un ritorno in massa di intellettuali esuli latinoamericani — non avrebbe pensato, in quella tranquilla mattina portegna, di dover ancora una volta scrivere parole tanto amare. Ancora scrivere di perseguitati, di ammazzati, di amici costretti al suicidio per sfuggire alle torture, per bere da soli il calice amaro di un’epoca vigliacca. È il violento “oficio de escribir, amigo”, gli avrebbe ricordato Walsh. La testimonianza di scrivere, di farsi violenza a scrivere, di scrivere su fatti violenti. Un’epoca che sembrava chiusa e che invece costringe Osvaldo, a cui le Madres de Plaza de Mayo hanno dedicato il loro caffè letterario, a scrivere ancora, a riempire d’inchiostro quelle pagine bianche che ogni mattina, alle sei in punto, cominciano a presentarsi sulla sua scrivania.

Ma questa volta il compito è più amaro. Perché il giovane rebelde, una figura che ricompare in tante pagine dell’opera di Osvaldo, non è un anarchico nato un secolo fa, né un martire di un’idea che arriva a Baires dai barconi transoceanici. Questa volta Osvaldo scrive di suo nipote, di Giuliano Bruno, il figlio di sua figlia Ana, che ancora piccola lui fece montare in fretta e furia su un aereo diretto in Europa perché non conoscesse gli orrori e le violenze orchestrate da un gruppo di fascisti con in mano le redini dello stato. Tragico paradosso e lugubre scherzo del destino, quello che ha portato il giovane rebelde in questa Italia che da terra d’accoglienza per gli esuli e i rifugiati politici si fa spazio di persecuzione.

Perché Giuliano Bruno non è stato ammazzato come Carlo Giuliani, né come Nicola Tommasoli. Non è morto neanche come quel rumeno di cui nessuno ricorda più il nome — forse perché gli stranieri in questo paese sono privati anche del loro nome — e che è cascato dalla finestra di una questura, o forse era la tromba delle scale, e tanto chi se ne frega, diranno i giornali che a questa notizia non dedicano quasi neanche un trafiletto. Giuliano Bruno è morto respirando ogni giorno quest’atmosfera che viviamo in Italia, questo misto di nebbia di Weimar, di paura argentina e di grottesca farsa italiota. Condita dai pogrom e dai rigurgiti neorazzisti, dagli assalti delle teste rasate, dall’intolleranza verso tutto ciò che non sia la voglia di fregare il prossimo per comprarsi il Suv. Un’epoca agra e triste, una “mala notte” a cui Giuliano ha reagito con l’ultimo gesto del ribelle, quello che rivendica il proprio diritto di secessione da un mondo tanto vile e letale.

mercoledì 4 giugno 2008

Palestina2000




dalla culla sorrise ad un ragazzo

un ragazzo triste e disperato

sul volto una carezza di sole

era già morto e non ancora nato

Gyla sorrise anche lei

a quel piccolo fiore che cresceva

era giorno di mercato

ma l’attesa non pesava

ad un bimbo che ride si ricambia

per istinto per natura

qualche passo avanti ancora

e le mani serrate di paura

in quell’istante tutto fu chiaro

più di così non c’era dolore

gonfio e infuocato da quel sorriso

tu padrone di vite tutte da immaginare

ma con tuo padre coperto di macerie

l’ulivo dei girotondi bruciato

da bambino quelle pietre, il dolore

forse lo avevi solo accantonato

e ad un tratto a 16 anni sei un uomo

un usurpatore chiede il tuo sangue

la tua gente si sta estinguendo

la tua carne la medicina che ogni pena estingue

l’ultima tua domanda è un muro bianco

l’ultimo tuo respiro è un uragano

l’ultimo abbaglio è il sorriso di tua madre

l’ultimo rumore ti si spezza in mano

Gyla aveva un cuore forte, di mamma

il battito terminò solo al tramonto (di piume)

ancora si scavava nelle macerie d’odio

e la polvere ad allargarne il manto (il corso del fiume)

la disperazione non lascia nulla

e ti piega le gambe dover riconoscere

l’amore da un pezzo che ne rimane

il fiore da te nato o che ti face nascere

solo di notte, di madre l’istinto

una donna scoprì sotto i rottami la culla

lì per cercare il ricordo di un figlio

portò via un pianto muto senza dire nulla

corse dall’altra parte attraverso il tunnel

sopra c’è il muro fucili e cani

lei con in braccio una speranza

che senza voce cerca i suoi seni

nell’alba secca, le scarpe andate, sogni….

sarà papavero il suo nuovo nome

tra i piedi pietre amiche

in bocca un popolo in una canzone

tre primavere : imparare a guardare

7 primavere : il nemico e la morte

10 primavere : dimenticare il sorriso

20 primavere : le tue radici dall’altra parte

da un esplosione nacque la mia vita

aggrappato allo stesso seno di chi

alla mia sorte aveva dato un nome

ma lo voleva lontano da qui

vengo dal fumo e dalla cenere

di cenere e fumo sa la mia pelle

da una madre ho preso il volto

dall’altra il peso del dolore sulle spalle

col suono delle sue labbra piano a ricordare

le frasi stanche, le immagini nette

« stati d’occidente perchè ci abbandonate ? »

è venerdi è Beirut Ovest, è notte

il suono di quelle labbra, rumore bianco

nei campi palestinesi più nessuna tutela

metallo, furore, inumano rumore

la falange entra a Sabra e Chatila

quaranta ore di abisso…si lavora bene

elicotteri illuminano tutto a giorno

com’è la faccia del carnefice, com’è ?

nessuno entra nessuno esce, nessun ritorno

ora non trovo nessun dio al mio fianco

mia madre piange ancora raccontando

Israele e Palestina sono acqua e farina

daranno pane solo amalgamando

mi sorride un bimbo per la strada

io ragazzo muto e disperato

sul volto una carezza di sole

già morto e non ancora nato

da fumo e cenere è nata la mia vita

a nessun pensiero ho mai dato voce

nessun figlio ho potuto amare

il rumore nella testa ora x sempre tace

l’ultima domanda è un muro bianco

l’ultimo respiro è un uragano

l’ultimo abbaglio è il sorriso di mia madre

l’ultimo rumore mi si spezza in mano


MONEZZA, chi ci guadagna?

Riporto dal blog di Grillo

In Campania l'emergenza è stata voluta. Un segnale l’ho avuto il 23 febbraio 2008. 30.000 ragazzi e ragazze dei MeetUp sono scesi in piazza Dante a Napoli per far festa e insieme insegnare come ridurre e differenziare i rifiuti, fare la raccolta porta a porta, il compostaggio, il trattamento meccanico biologico. E pretendere centri di riciclo come quello di Vedelago che trasformano, senza bruciare, gli scarti in sabbie sintetiche per l'edilizia. Uno Stato serio avrebbe portato quei giovani su un palmo di mano come esempio per Napoli e la Campania. Uno Stato colluso li ha censurati. L'evento, raccontato dalle telecamere di BBC, CNN ed altri media stranieri, è stato oscurato da tg e giornali nazionali, tanto che David Willey, corrispondente dall'Italia della BBC commentò: "Aprire i giornali il giorno seguente e non trovare notizie è imbarazzante, ma è chiaro che in Italia manca una stampa libera e indipendente”.
L’emergenza è un film già scritto. Invece di fare la raccolta porta a porta a Napoli con un piano dettagliato, realizzato e pagato nel 2003, si va avanti con inceneritori e discariche. Nonostante 53 tra arresti e rinvii a giudizio, tra cui Bassolino e amministratori delegati di Fibe e dell’Impregilo.
260 Comuni sono partiti con la raccolta differenziata in Campania, tre mesi fa erano 146. Altri 98 si uniranno a breve. In televisione si parla solo di inceneritori e discariche invece di spiegare come ridurre i rifiuti e differenziarli. L'Unione Europea ha bocciato il piano Berlusconi ed i media ed i politici parlano solo di "dubbi" .
Nessuno parla delle priorità d'intervento secondo l'Europa. Solo discariche, inceneritori, discariche (CHI CI GUADAGNA?), per scoprire, come ha fatto Walter Ganapini, membro onorario del Comitato Scientifico dell' Agenzia Europea per l'Ambiente, che, dal 2003, esiste una discarica che avrebbe evitato l'emergenza rifiuti.
Ascoltate la sua intervista.

Per non dimenticare Sabra e Shatila



Gli Annual courses of video and digital photography sono un progetto a cura di Beit Atfal Assomoud, Per non dimenticare Sabra e Shatila.

http://virtualgallery.birzeit.edu/community_community_project

È Beirut. È oggi. Sono gli occhi di 14 fotografi che praticano per la prima volta l’azzardo dello sguardo.

Allievi degli “Annual courses of digital photography” - fondati nel campo profughi di Mar Elias dall’ong Assomoud con l’associazione Per non dimenticare Sabra e Shatila del giornalista Stefano Chiarini e con il fotografo Patrizio Esposito -, hanno tra i 18 e i 30 anni e arrivano ognuno da un diverso campo profughi del Libano.


L'inizio

Ok, siamo in onda.
Quello di cui abbiamo bisogno è "sapere" anzi, ancora di più: è "come fare per sapere".
Si può essere informati, darsi gli strumenti per poter replicare ad affermazioni fatte "dall'alto", da chi ci governa, da chi ci vorrebbe tutti indistintamente come malleabili "yesmen", che non hanno la forza mentale e fisica, né il tempo(!), per opporsi a decisioni che influiscono direttamente sulle loro vite.