dalla culla sorrise ad un ragazzo
un ragazzo triste e disperato
sul volto una carezza di sole
era già morto e non ancora nato
Gyla sorrise anche lei
a quel piccolo fiore che cresceva
era giorno di mercato
ma l’attesa non pesava
ad un bimbo che ride si ricambia
per istinto per natura
qualche passo avanti ancora
e le mani serrate di paura
in quell’istante tutto fu chiaro
più di così non c’era dolore
gonfio e infuocato da quel sorriso
tu padrone di vite tutte da immaginare
ma con tuo padre coperto di macerie
l’ulivo dei girotondi bruciato
da bambino quelle pietre, il dolore
forse lo avevi solo accantonato
e ad un tratto a 16 anni sei un uomo
un usurpatore chiede il tuo sangue
la tua gente si sta estinguendo
la tua carne la medicina che ogni pena estingue
l’ultima tua domanda è un muro bianco
l’ultimo tuo respiro è un uragano
l’ultimo abbaglio è il sorriso di tua madre
l’ultimo rumore ti si spezza in mano
Gyla aveva un cuore forte, di mamma
il battito terminò solo al tramonto (di piume)
ancora si scavava nelle macerie d’odio
e la polvere ad allargarne il manto (il corso del fiume)
la disperazione non lascia nulla
e ti piega le gambe dover riconoscere
l’amore da un pezzo che ne rimane
il fiore da te nato o che ti face nascere
solo di notte, di madre l’istinto
una donna scoprì sotto i rottami la culla
lì per cercare il ricordo di un figlio
portò via un pianto muto senza dire nulla
corse dall’altra parte attraverso il tunnel
sopra c’è il muro fucili e cani
lei con in braccio una speranza
che senza voce cerca i suoi seni
nell’alba secca, le scarpe andate, sogni….
sarà papavero il suo nuovo nome
tra i piedi pietre amiche
in bocca un popolo in una canzone
tre primavere : imparare a guardare
7 primavere : il nemico e la morte
10 primavere : dimenticare il sorriso
20 primavere : le tue radici dall’altra parte
da un esplosione nacque la mia vita
aggrappato allo stesso seno di chi
alla mia sorte aveva dato un nome
ma lo voleva lontano da qui
vengo dal fumo e dalla cenere
di cenere e fumo sa la mia pelle
da una madre ho preso il volto
dall’altra il peso del dolore sulle spalle
col suono delle sue labbra piano a ricordare
le frasi stanche, le immagini nette
« stati d’occidente perchè ci abbandonate ? »
è venerdi è Beirut Ovest, è notte
il suono di quelle labbra, rumore bianco
nei campi palestinesi più nessuna tutela
metallo, furore, inumano rumore
la falange entra a Sabra e Chatila
quaranta ore di abisso…si lavora bene
elicotteri illuminano tutto a giorno
com’è la faccia del carnefice, com’è ?
nessuno entra nessuno esce, nessun ritorno
ora non trovo nessun dio al mio fianco
mia madre piange ancora raccontando
Israele e Palestina sono acqua e farina
daranno pane solo amalgamando
mi sorride un bimbo per la strada
io ragazzo muto e disperato
sul volto una carezza di sole
già morto e non ancora nato
da fumo e cenere è nata la mia vita
a nessun pensiero ho mai dato voce
nessun figlio ho potuto amare
il rumore nella testa ora x sempre tace
l’ultima domanda è un muro bianco
l’ultimo respiro è un uragano
l’ultimo abbaglio è il sorriso di mia madre
l’ultimo rumore mi si spezza in mano
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