mercoledì 4 giugno 2008

Palestina2000




dalla culla sorrise ad un ragazzo

un ragazzo triste e disperato

sul volto una carezza di sole

era già morto e non ancora nato

Gyla sorrise anche lei

a quel piccolo fiore che cresceva

era giorno di mercato

ma l’attesa non pesava

ad un bimbo che ride si ricambia

per istinto per natura

qualche passo avanti ancora

e le mani serrate di paura

in quell’istante tutto fu chiaro

più di così non c’era dolore

gonfio e infuocato da quel sorriso

tu padrone di vite tutte da immaginare

ma con tuo padre coperto di macerie

l’ulivo dei girotondi bruciato

da bambino quelle pietre, il dolore

forse lo avevi solo accantonato

e ad un tratto a 16 anni sei un uomo

un usurpatore chiede il tuo sangue

la tua gente si sta estinguendo

la tua carne la medicina che ogni pena estingue

l’ultima tua domanda è un muro bianco

l’ultimo tuo respiro è un uragano

l’ultimo abbaglio è il sorriso di tua madre

l’ultimo rumore ti si spezza in mano

Gyla aveva un cuore forte, di mamma

il battito terminò solo al tramonto (di piume)

ancora si scavava nelle macerie d’odio

e la polvere ad allargarne il manto (il corso del fiume)

la disperazione non lascia nulla

e ti piega le gambe dover riconoscere

l’amore da un pezzo che ne rimane

il fiore da te nato o che ti face nascere

solo di notte, di madre l’istinto

una donna scoprì sotto i rottami la culla

lì per cercare il ricordo di un figlio

portò via un pianto muto senza dire nulla

corse dall’altra parte attraverso il tunnel

sopra c’è il muro fucili e cani

lei con in braccio una speranza

che senza voce cerca i suoi seni

nell’alba secca, le scarpe andate, sogni….

sarà papavero il suo nuovo nome

tra i piedi pietre amiche

in bocca un popolo in una canzone

tre primavere : imparare a guardare

7 primavere : il nemico e la morte

10 primavere : dimenticare il sorriso

20 primavere : le tue radici dall’altra parte

da un esplosione nacque la mia vita

aggrappato allo stesso seno di chi

alla mia sorte aveva dato un nome

ma lo voleva lontano da qui

vengo dal fumo e dalla cenere

di cenere e fumo sa la mia pelle

da una madre ho preso il volto

dall’altra il peso del dolore sulle spalle

col suono delle sue labbra piano a ricordare

le frasi stanche, le immagini nette

« stati d’occidente perchè ci abbandonate ? »

è venerdi è Beirut Ovest, è notte

il suono di quelle labbra, rumore bianco

nei campi palestinesi più nessuna tutela

metallo, furore, inumano rumore

la falange entra a Sabra e Chatila

quaranta ore di abisso…si lavora bene

elicotteri illuminano tutto a giorno

com’è la faccia del carnefice, com’è ?

nessuno entra nessuno esce, nessun ritorno

ora non trovo nessun dio al mio fianco

mia madre piange ancora raccontando

Israele e Palestina sono acqua e farina

daranno pane solo amalgamando

mi sorride un bimbo per la strada

io ragazzo muto e disperato

sul volto una carezza di sole

già morto e non ancora nato

da fumo e cenere è nata la mia vita

a nessun pensiero ho mai dato voce

nessun figlio ho potuto amare

il rumore nella testa ora x sempre tace

l’ultima domanda è un muro bianco

l’ultimo respiro è un uragano

l’ultimo abbaglio è il sorriso di mia madre

l’ultimo rumore mi si spezza in mano


Nessun commento: