venerdì 20 giugno 2008

LA SENTENZA

Si è chiuso il secondo maxi processo italiano: Spartacus I, nel silenzio e nell’indifferenza più totale della comunicazione giornalistica italiana. Spartacus ha giudicato e condannato gran parte del clan dei casalesi che fanno riferimento al temuto boss Francesco “Sandokan” Schiavone. Sono stat econfermate in appello le condanne. Il clan dei casalesi è indicato dalle menti illuminate della commissione antimafia (leggi Lumia) come uno dei più potenti e pericolosi d’Europa.
Fino all’ultimo ci sono stati tentativi per fermare questo processo, soprattutto quello grave e indecente di appellarsi alla legge Cirami (legge varata dal governo Berlusconi) da parte di tutti i boss alla sbarra. Ecco a che cosa porta la sconsideratezza della politica svolta nei salotti romani che difende gli interessi di pochi, e non quelli di tutti i cittadini italiani.
Forse, una volta tanto bisognerebbe condannare chi le propone certe leggi. Anche per questo si è voluto un profondo silenzio della stampa italiana. Immaginate cosa sarebbe successo se il Corriere della Sera o Repubblica avessero titolato “ Riina si appella alla Cirami?”. Ma al posto di Riina (nome famoso ormai) si sarebbe dovuto scrivere Schiavone o Bidognetti, ma chi sono se la stampa non sensibilizza l’opinione pubblica?
Leggiamo qualche passo della richiesta di due importanti imputati, Walter Schiavone e Vincenzo Zagaria, nell’appellarsi alla legge Cirami:

“CONTESTO AMBIENTALE. Intorno ai due imputati si è creato un clima che incide sulla libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo. A causa di un condizionamento costante dell'opinione pubblica. Dal 1998, data di inizio del processo, gli stessi giudici giudicano sempre per gli stessi imputati e per imputazioni simili tra loro.

IL DIRITTO ALLA DIGNITÀ. Walter Schiavone è detenuto nel carcere di Parma e per partecipare alle videoconferenze deve sottoporsi ad un'accurata perquisizione. Secondo i penalisti, si tratta di una violazione delle regole di dignità dato che l'imputato è costretto a denudarsi completamente.

LA FRETTA. Ci sono troppe forzature che non consentono il regolare svolgimento del procedimento, come quando nel maggio scorso il difensore fece l'arringa, senza la presenza dell'imputato arrivato in ritardo.

INTERVENTI PUBBLICI. I penalisti contestano l'accanimento sui due imputati e in generale sulla famiglia dei Casa lesi da parte di avvocati, magistrati, esponenti religiosi. Creando una aspettativa legittima di condanna nel cittadino.

IL LIBRO E LE MONOGRAFIE. Sono stati scritti libri e fatti seminari sul ruolo di Walter Schiavone e Vincenzo Zagaria nel clan dei Casalesi, dando per scontata la colpevolezza degli imputati nonostante si sia ancora al giudizio di primo grado.

IL CALENDARIO. La Dia nel 2004 ha fatto un calendario con il volto degli arresti eccellenti operati, tra i quali c'era anche Francesco Schiavone. Questo secondo i penalisti demonizzerebbe la sua figura.

LA PRESSIONE DEI MEDIA. Contestati i continui articoli, a volte "premonitori" non solo sui due imputati ma su tutta la famiglia dei Casalesi.

Non è uno scherzo quanto scritto sopra. La domanda è sempre la stessa: dove stava la Stampa? Chi ha provato a scrivere di questo, pochi colleghi coraggiosi (free lance della verità, senza un santo in qualche redazione), hanno subito ricevuto intimidazioni. Non si doveva sapere che la legge Cirami la possono invocare anche i camorristi.

Ma alla fine lo Stato ha vinto nei panni di zelanti e coraggiosi giudici, cancellieri, forze dell’ordine, operatori tutti che però non assurgono al ruolo di eroi pubblici, come accade per chi lotta la mafia. Non un solo nome direbbe niente a nessuno, eppure il giudice Cantone che vive da moltissimo tempo sotto scorta, è fondamentale alla pari di un Giovanni Falcone. Il silenzio che uccide è il silenzio colpevole di tutta la stampa.
(tratto da un articolo di Sergio Nazzaro)

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